Dell’Utri show

11 04 2008

“Il fattore Vittorio Mangano, condannato in primo grado all’ergastolo è morto per causa mia. Era malato di cancro quando è entrato in carcere ed è stato ripetutamente invitato a fare dichiarazioni contro di me e il presidente Berlusconi. Se lo avesse fatto, lo avrebbero scarcerato con lauti premi e si sarebbe salvato. A modo suo è un eroe” (Marcello Dell’Utri, 8 aprile 2008)

Uno che dovrebbe essere in galera a scontare le proprie condanne anziché candidato al Senato della Repubblica (peraltro con la certezza della rielezione), dovrebbe evitare di attirare l’attenzione su di sé, o quantomeno eludere argomenti “scivolosi” (attinenti alle proprie condanne). E invece Marcello Dell’Utri parla ancora, e parla ancora di mafia, andando oltre ogni limite della decenza e proponendo la beatificazione di Vittorio Mangano, definendolo un eroe perché non si è mai pentito, è rimasto omertoso, non ha fatto ai magistrati i nomi suo e di Berlusconi. E Silvio, da canto suo, il giorno dopo, in una folle intervista a Omnibus – nella quale ha tra l’altro negato nuovamente l’ukase bulgaro, offeso ancora la memoria di Biagi e Montanelli e “indicato” in Travaglio l’obiettivo della prossima epurazione – ha pubblicamente sottoscritto quanto detto da Marcellino mafia e vino (l’ubriachezza sarebbe una spiegazione, ma purtroppo erano entrambi sobri). Nella repubblica delle banane prossima ventura, Dell’Utri si candida al Miniver, il ministero che riscrive la storia in 1984, avendo aggiunto allo sproloquio su Mangano che

“i libri di storia, ancora oggi condizionati dalla retorica della resistenza, saranno revisionati, se dovessimo vincere le elezioni. Questo è un tema del quale ci occuperemo con particolare attenzione”.

Il dramma è che nessuno in questa tristissima campagna elettorale s’è alzato e ha detto a Berlusconi che non si può ambire a guidare il Paese e al contempo difendere i mafiosi, farli sedere in Parlamento e “sdoganare” impunemente l’illegalità. In un paese normale, nessuno voterebbe una lista che candida gli amici della mafia. In Italia, invece, la doppia vergogna: i politici collusi difendono pubblicamente senza pudore i mafiosi e gli elettori corrono a votarli in massa. In fondo ognuno ha quello che si merita.





Ricca o Veltrusconi?

27 02 2008

La candidatura di Piero Ricca con l’IdV è la nostra ultima speranza per una campagna elettorale che ci ha già deluso e annoiato. Di Pietro intanto strizza l’occhio all’antipolitica mettendo i banner del V-Day sul suo blog e avanzando proposte sul conflitto d’interessi che sa di non poter mantenere in quanto suddito del PD, ma evita accuratamente di rispondere a quanti (e siamo già tantissimi) gli chiedono via e-mail di candidare Ricca. Giovedì ad Annozero ne vedremo delle belle… (A proposito: se vuoi sostenere la candidatura di Piero trovi qui le istruzioni).

Attendiamo con ansia il programma del PdL (Berlusconi ha minacciato promesso di mandarcelo a casa, come da tradizione), per poterlo confrontare con quello del PD e giocare a trovare le differenze.

La fusione PdL-PD si farà presto. Fosse solo per evitare nuovi casi De Gregorio, le cui temibili conseguenze sono l’estenuazione dell’elettorato (o, peggio, la sua presa di coscienza) e l’inevitabile strascico di indagini giudiziarie. Intanto ci siamo divertiti ad immaginare come sarà l’Italia prossima ventura, quella di Veltrusconi. (Votate numerosi!)





Il Popolo dell’Impunità

21 02 2008

Dato per scontato che Berlusconi, qualora eletto, cavalcherà il caso Mastella e nel nome di un garantismo bipartisan assesterà il colpo decisivo all’indipendenza della magistratura dal potere esecutivo (con buona pace di Montesquieu), leggiamo oggi sul Corriere di un ulteriore progetto di Berlusconi sulla giustizia: più giurie popolari per tutti. Una corte con un presidente e nove giudici non togati, in pieno stile telefilm americano (escludiamo che Berlusconi si sia ispirato al diritto anglosassone: ignora e calpesta il nostro, figuriamoci…). Silvio gongola al solo pensiero di essere giudicato, anziché da quelle dannate togacce rosse, da nove casalinghe cresciute a soap opera e programmi Mediaset. Magari, in camera di consiglio, i giurati potranno agevolare la formazione del loro giudizio attraverso la consultazione degli archivi di Porta a Porta e Matrix, o chiedendo i pareri dei vari Crepet e Morelli, di Maria De Filippi, di Platinette, della D’Eusanio. E, perché no, il verdetto potrebbe arrivare direttamente da casa con il televoto. Il sogno di Silvio è quello di applicare la legge Cirami e chiedere la remissione dei suoi processi al tribunale di Forum. Da non sottovalutare il fatto che corrompere un pensionato, un operaio o il giudice Santi Licheri è decisamente più conveniente che corrompere gente avida come Renato Squillante o Vittorio Metta. Certo, il Corriere riporta le rassicurazioni di “fonti autorevoli di centrodestra” che tengono a precisare che la proposta “non ha nulla a che vedere con processi legati a reati finanziari, fiscali, societari”: ma si può credere a un affamato che davanti a una bella bistecca impugni forchetta e coltello precisando che non intende usarli?





Smemoratoria

17 02 2008

Premessa: brevissime considerazioni sull’aborto, al fine di mostrare al lettore fondamentalista cattolico che non siamo estremisti infanticidi.
Il feto è un’essere (dato che è, esiste) ed è umano (dato che il suo DNA è umano). E’ quel che in etica si definisce soggetto-oggetto: soggetto e come tale portatore di diritti, ma al contempo inevitabilmente oggetto delle scelte altrui. L’aborto è tecnicamente un omicidio e come tale non può essere un diritto naturale; ma può e deve, in alcuni casi predeterminati dal diritto positivo, essere possibile (come quando si decide di abbattere un aereo dirottato sacrificando 100 passeggeri per salvare le migliaia di abitanti di una città, o come quando si deve uccidere il rapinatore che minaccia di uccidere un ostaggio): sarà drammatica, ma è una scelta e come tale è il risultato di un calcolo che deve tener conto di tutti i fattori in gioco e mai deve portare alla criminalizzazione di chi è costretto a farla. Insomma, no all’aborto come contraccettivo “tardivo”, sì all’aborto come decisione estrema in caso di stupro o gravissime malformazioni del feto, più sostegno psicologico ed economico alle donne in gravidanza, e speriamo di non trovarci mai in situazioni supererogatorie.
Detto ciò, che si parli di etica in campagna elettorale non è poi così scandaloso: certo, argomenti quali le morti sul lavoro, i salari, la legalità, la libertà della magistratura o l’ambiente sarebbero un tantino più interessanti e cogenti. Quel che repelle è che pretendano di dare lezioni di etica persone come Giuliano Ferrara e Silvio Berlusconi.
Giuliano Ferrara, promotore di una moratoria in sede ONU contro l’aborto, si candida in una lista pro life, in difesa della vita umana fin dal concepimento, dimenticando però di chiedere scusa per aver promosso e sostenere ancora oggi le guerre in Afghanistan e Iraq e per aver giustificato le torture di Guantanamo e Abu Grahib, contribuendo in tal modo a calpestare barbaramente la vita di milioni di innocenti e alla ripetuta violazione dei diritti umani. I guerrafondai incalliti, per coerenza, dovrebbero entrare nel business delle armi, non andare in tv a sproloquiare di sacralità della vita e ambire al parlamento di una Repubblica la cui Costituzione “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (art. 11).
Silvio Berlusconi, già piduista, corruttore di giudici e amico dei mafiosi, si prepara all’apparentamento con la lista di Ferrara dopo aver rilasciato nei giorni scorsi un’intervista al settimanale cattolicissimo Tempi in cui, tra l’altro, ha dichiarato:

“la regola nel nostro schieramento è che su queste materie esiste libertà di coscienza, [tuttavia] credo che riconoscere il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale sia un principio che l’Onu potrebbe fare proprio”.

Ovviamente in quell’intervista Berlusconi ha tralasciato di ricordare che la sua seconda moglie ha abortito un figlio suo, dramma che lei stessa ha pubblicamente condiviso in un’intervista a Maria Latella sul Corriere alla vigilia del referendum sulla procreazione assistita del 2005.
Ora, se uno cambia idea non è certo un male. Se uno cambia idea, si ravvede e chiede scusa per quel che di male ha fatto è ancora meglio. Ma se uno cambia idea e nasconde il suo passato è in malafede. Se uno cambia idea strumentalmente è disonestà. Tolleriamo i convertiti, ma non sul pulpito a fare le prediche. Tutto questo ammantarsi coi valori cristiani da parte di potenti immorali e corrotti, che vanno ai “Family Day” fieri della loro poligamia per negare i diritti a chi convive, adusi a leccare il culo ai cardinali e a dimenticare gli ultimi, puttanieri coi soldi dei contribuenti, cocainomani nel privato e feroci proibizionisti in politica… Tutto questo è più che incoerenza, più che ipocrisia: è una vile porcata.





I Casini della libertà

9 02 2008

In una fase politica così delicata ci si aspetterebbe quantomeno un po’ di serietà da parte dei nostri cari (in senso economico) rappresentanti in Parlamento. E invece inizia l’ennesima campagna elettorale all’insegna di sputi, cori da stadio, goliardate e ridde di dichiarazioni che degenerano in rissa verbale: tutto, s’intende, per salvare l’Italia… Davanti a ciò non si tira certo indietro Pierferdinando Casini in Caltagirone, il George Clooney dello scudo crociato, l’impavido difensore della famiglia tradizionale (quella musulmana, credo, considerandone la bigamia), il padrino (politicamente parlando…) di Totò Cuffaro. E’ cosa comune per i politici smentirsi e contraddirsi impunemente, facendo affidamento sulla complice copertura dei media e sulla scarsa memoria degli elettori. Casini in questo esercizio è un campione assoluto: guardate quali acrobazie sia ruscito a compiere in MENO DI TRE MESI sul suo rapporto di sudditanza con Berlusconi. Il tutto, ed è davvero paradossale, continuando a sproloquiare pubblicamente della coerenza dell’Udc.

Era solo la fine del novembre scorso quando Casini e l’amico Fini giocavano al “Piccolo Statista” e chiudevano la Casa delle Libertà invocando un ritorno alla politica vera contro il populismo berlusconiano:

“I partiti non si fondano salendo sui tetti delle macchine in mezzo alla strada (…) Ci si dedicava a dei diversivi: prima l’evocazione dei brogli elettorali, poi il riconteggio delle schede, a seguire le manifestazioni di massa per far cadere Prodi, infine la spallata (…) Si cercava sempre un capro espiatorio di comodo per non riconoscere la propria incapacità (…) I casi sono due: o si riparte da zero e si ricomincia a ragionare seriamente oppure si finisce a recitare una nuova commedia, che in questo caso ha le sembianze del populismo e della demagogia (…) Uno non sale sul tetto di una macchina in mezzo alla strada e fonda un partito e non basta metterci il nome ‘popolo’ nel simbolo per radicarlo nel Ppe (…) Pensare di far entrare Storace e la Mussolini nel partito di Kohl e della Merkel è un esercizio ginnico spericolato” (22 novembre 2007);
“Quando Berlusconi arriva al 101% ci avverta (…) E’ singolare che dopo
aver fatto degli errori ci si proponga di risolverli con la bacchetta magica (…) Io la parrucca non ce l’ho, qualcun altro non lo so. Chieda a lui, l’esperto di parrucche è lui e non io (…) Berlusconi dice che non l’hanno fatto governare. Ma quanti errori gli hanno evitato i suoi alleati. Se avessimo parlato meno di giustizia e di tv forse avremmo vinto le elezioni” (23 novembre 2007);
“Non ci facciamo intimidire e annettere da nessuno (…) Credo che il qualcosa di nuovo che si è creato sulla sabbia mobile sia destinato ad avere lo stesso risultato della (fallita) spallata” (2 dicembre 2007).

Questo è dunque il Casini-pensiero di due mesi fa, e già fa accapponare la pelle, considerando i cinque anni passati al governo in livrea a servire il padrone e coprirne le malefatte. Poi però c’è stato il caso Mastella e la conseguente caduta del governo Prodi, ed ecco che, con un esercizio ginnico spericolato – per usare le sue parole, Pierferdy nega mesi di cagnara sulla necessità di un governo di larghe intese per le riforme, in primis quella della legge elettorale, scodinzolando felice intorno a Berlusconi (che invece ha dimostrato di fregarsene delle riforme e corre alle urne con il “porcellum”):

“Solo se ci sei tu potremmo accettare di discutere, vedere le carte, ma stai sicuro Silvio che senza Forza Italia nessuno di noi si farà tentare dalle sirene di Marini. Neanche se ci proponesse il sistema elettorale tedesco” (31 gennaio).

E poiché la coerenza dei nostri politici è ormai provebiale, ecco che ieri Fini “scrive una pagina storica” (se lo dice lui…) e sacrifica An sull’altare di Arcore (per la gioia di Storace, pronto a raccogliere esuli voti destrorsi), invitando telefonicamente Pierferdy a fare altrettanto con l’Udc. E a questo punto, l’orgoglio democristiano di Casini ha un sussulto:

“Ma come? Io sto qui in treno, voi state lì tutti insieme e mi dite che sta nascendo un nuovo partito. Oltre al fatto che mi sembra un’idea bislacca, vi pare questo il modo di fare? Mi annunciate un’operazione di questo tipo tra una galleria e l’altra? E dovrei pure accettare? No, questa è una vigliaccata. È un complotto bello e buono (…) Gli accordi si fanno se c’è rispetto e autonomia. E non sono tacitabile con una poltrona. Non posso far finta che le mie idee non esistano” (8 febbraio).

L’Udc non si svende, corre da solo. Ma c’è da crederci? Si può buttar via così un patrimonio di connivenze e complicità decennali? Attendiamo con ansia nuovi salti, nuove acrobazie, nuovi numeri spettacolari: è come al circo, e in più è gratis (beh, non proprio gratis, considerando quanto paghiamo questi guitti). Fiuto eccezionale, agile nei salti, pelo corto e brizzolato, pura razza democristiana. Certo abbaia un po’, ma non morde. Tranquilli.





La difesa della famiglia

31 01 2008

“Mi dimetto perchè tra l’amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo” (Clemente)

“Credo che anche questo sia l’amaro prezzo che, insieme a mio marito, stiamo pagando per la difesa dei valori cattolici in politica” (Sandra)

“Ormai siamo all’accanimento, non c’è altra spiegazione. Mio padre, mia madre… ci hanno preso di mira” (Elio)

 





Fini show – part 2

27 01 2008

Evidentemente non è proprio giornata, Gianfranco… Sempre Fini, sempre oggi, sempre a Palermo:

“Ci sono sepolcri imbiancati che hanno criticato Nino Strano per quanto accaduto l’altro giorno al Senato, io sono stato il primo a dirgli che ha sbagliato, ma dico anche che la predica viene da quei sepolcri imbiancati che hanno portato in Parlamento i vari Luxuria e Caruso”.

Si può notare quanto l’intento assolutorio di queste dichiarazioni segua schemi mentali evidentemente infantili, così come è palese l’omofobia in esse latente. Ma il fatto è che Nino Strano è indifendibile. Giovedì scorso al Senato è stata scritta una pagina immonda nella storia della nostra Repubblica. Durante l’oscena aggressione a Nuccio Cusumano (che non è certo un campione di onestà politica: sempre al Senato, nel 1994, consentì al primo governo Berlusconi di ottenere la fiducia, abbandonando l’aula al momento della votazione e facendo così abbassare il quorum) si poteva osservare con crescente sgomento il comportamento di un senatore che esternava il suo dissenso politico con profondi giudizi del calibro di “sei un cesso” o “sei una merda”. Il distinto senatore dall’eloquio forbito indossava in aula gli occhiali da sole e aveva un golfino rosso sul completo classico, annodato sulla giacca: era Nino Strano. Quando poi Marini ha annunciato la caduta del governo, Strano e il collega-camerata Domenico Gramazio stappavano bottiglie (di Asti Tosti?) e innaffiavano banchi e colleghi, e poiché non c’è limite all’osceno, Strano ha tirato fuori della mortadella (che tristezza…) e se l’è mangiata col consueto fare da lord inglese (dopo aver cercato di imboccare Gramazio…), con Marini che cercava invano di riportare calma e decenza. Se avete i nervi saldi guardate qui e qui.

Ora, c’è solo una cosa più inquietante dell’assoluta mancanza di rispetto per le istituzioni mostrata da questi “senatori” (cosa che meriterebbe molto di più di una ramanzina, caro Fini): Strano è membro della commissione Cultura!!!!