Fini show

27 01 2008

“I mafiosi non confidino in altri indulti (…) abbiamo confermato il carcere duro e continueremo su questa strada”.

Già in piena trance agonistica da campagna elettorale, così tuona oggi Gianfranco Fini da Palermo, del tutto immemore delle immonde connivenze e contiguità che la coalizione di cui è “vice-leader” (è triste, ti capiamo Gianfranco; ma considera che il tuo padrone è quasi ottuagenario… resisti… erediterai tutta la Casa senza neanche pagare la tassa di successione) ha avuto e mantiene con la mafia. E’ impossibile farne un resoconto esaustivo; così en passant ci permettiamo di ricordare un paio di cosucce:

  • il rapporto di fiducia e stretta collaborazione tra Berlusconi e Vittorio Mangano, factotum a Villa San Martino, nonché “testa di ponte dell’organizzazione mafiosa nel Nord Italia”, come lo definì Paolo Borsellino nella sua ultima intervista prima di essere ammazzato;
  • la presenza nella sua coalizione di diversi inquisiti e condannati per reati di mafia, tra i quali spicca senza dubbio il senatore Marcello Dell’Utri, condannato dal Tribunale di Palermo a nove anni di reclusione con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa (nonché gia condannato per false fatture, frode fiscale e tentata estorsione). La sentenza ha previsto altresì l’interdizione dai pubblici uffici (quindi anche il decadimento dalla carica di senatore), che il governo di centro-destra vice-presieduto da Fini ha bloccato rimandando per un’intera legislatura le sedute della Giunta delle Elezioni.

Evidentemente la coerenza imporrebbe il silenzio. Ma ad un popolo senza memoria si può raccontare ogni cosa.

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