I Casini della libertà

9 02 2008

In una fase politica così delicata ci si aspetterebbe quantomeno un po’ di serietà da parte dei nostri cari (in senso economico) rappresentanti in Parlamento. E invece inizia l’ennesima campagna elettorale all’insegna di sputi, cori da stadio, goliardate e ridde di dichiarazioni che degenerano in rissa verbale: tutto, s’intende, per salvare l’Italia… Davanti a ciò non si tira certo indietro Pierferdinando Casini in Caltagirone, il George Clooney dello scudo crociato, l’impavido difensore della famiglia tradizionale (quella musulmana, credo, considerandone la bigamia), il padrino (politicamente parlando…) di Totò Cuffaro. E’ cosa comune per i politici smentirsi e contraddirsi impunemente, facendo affidamento sulla complice copertura dei media e sulla scarsa memoria degli elettori. Casini in questo esercizio è un campione assoluto: guardate quali acrobazie sia ruscito a compiere in MENO DI TRE MESI sul suo rapporto di sudditanza con Berlusconi. Il tutto, ed è davvero paradossale, continuando a sproloquiare pubblicamente della coerenza dell’Udc.

Era solo la fine del novembre scorso quando Casini e l’amico Fini giocavano al “Piccolo Statista” e chiudevano la Casa delle Libertà invocando un ritorno alla politica vera contro il populismo berlusconiano:

“I partiti non si fondano salendo sui tetti delle macchine in mezzo alla strada (…) Ci si dedicava a dei diversivi: prima l’evocazione dei brogli elettorali, poi il riconteggio delle schede, a seguire le manifestazioni di massa per far cadere Prodi, infine la spallata (…) Si cercava sempre un capro espiatorio di comodo per non riconoscere la propria incapacità (…) I casi sono due: o si riparte da zero e si ricomincia a ragionare seriamente oppure si finisce a recitare una nuova commedia, che in questo caso ha le sembianze del populismo e della demagogia (…) Uno non sale sul tetto di una macchina in mezzo alla strada e fonda un partito e non basta metterci il nome ‘popolo’ nel simbolo per radicarlo nel Ppe (…) Pensare di far entrare Storace e la Mussolini nel partito di Kohl e della Merkel è un esercizio ginnico spericolato” (22 novembre 2007);
“Quando Berlusconi arriva al 101% ci avverta (…) E’ singolare che dopo
aver fatto degli errori ci si proponga di risolverli con la bacchetta magica (…) Io la parrucca non ce l’ho, qualcun altro non lo so. Chieda a lui, l’esperto di parrucche è lui e non io (…) Berlusconi dice che non l’hanno fatto governare. Ma quanti errori gli hanno evitato i suoi alleati. Se avessimo parlato meno di giustizia e di tv forse avremmo vinto le elezioni” (23 novembre 2007);
“Non ci facciamo intimidire e annettere da nessuno (…) Credo che il qualcosa di nuovo che si è creato sulla sabbia mobile sia destinato ad avere lo stesso risultato della (fallita) spallata” (2 dicembre 2007).

Questo è dunque il Casini-pensiero di due mesi fa, e già fa accapponare la pelle, considerando i cinque anni passati al governo in livrea a servire il padrone e coprirne le malefatte. Poi però c’è stato il caso Mastella e la conseguente caduta del governo Prodi, ed ecco che, con un esercizio ginnico spericolato – per usare le sue parole, Pierferdy nega mesi di cagnara sulla necessità di un governo di larghe intese per le riforme, in primis quella della legge elettorale, scodinzolando felice intorno a Berlusconi (che invece ha dimostrato di fregarsene delle riforme e corre alle urne con il “porcellum”):

“Solo se ci sei tu potremmo accettare di discutere, vedere le carte, ma stai sicuro Silvio che senza Forza Italia nessuno di noi si farà tentare dalle sirene di Marini. Neanche se ci proponesse il sistema elettorale tedesco” (31 gennaio).

E poiché la coerenza dei nostri politici è ormai provebiale, ecco che ieri Fini “scrive una pagina storica” (se lo dice lui…) e sacrifica An sull’altare di Arcore (per la gioia di Storace, pronto a raccogliere esuli voti destrorsi), invitando telefonicamente Pierferdy a fare altrettanto con l’Udc. E a questo punto, l’orgoglio democristiano di Casini ha un sussulto:

“Ma come? Io sto qui in treno, voi state lì tutti insieme e mi dite che sta nascendo un nuovo partito. Oltre al fatto che mi sembra un’idea bislacca, vi pare questo il modo di fare? Mi annunciate un’operazione di questo tipo tra una galleria e l’altra? E dovrei pure accettare? No, questa è una vigliaccata. È un complotto bello e buono (…) Gli accordi si fanno se c’è rispetto e autonomia. E non sono tacitabile con una poltrona. Non posso far finta che le mie idee non esistano” (8 febbraio).

L’Udc non si svende, corre da solo. Ma c’è da crederci? Si può buttar via così un patrimonio di connivenze e complicità decennali? Attendiamo con ansia nuovi salti, nuove acrobazie, nuovi numeri spettacolari: è come al circo, e in più è gratis (beh, non proprio gratis, considerando quanto paghiamo questi guitti). Fiuto eccezionale, agile nei salti, pelo corto e brizzolato, pura razza democristiana. Certo abbaia un po’, ma non morde. Tranquilli.

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