Smemoratoria

17 02 2008

Premessa: brevissime considerazioni sull’aborto, al fine di mostrare al lettore fondamentalista cattolico che non siamo estremisti infanticidi.
Il feto è un’essere (dato che è, esiste) ed è umano (dato che il suo DNA è umano). E’ quel che in etica si definisce soggetto-oggetto: soggetto e come tale portatore di diritti, ma al contempo inevitabilmente oggetto delle scelte altrui. L’aborto è tecnicamente un omicidio e come tale non può essere un diritto naturale; ma può e deve, in alcuni casi predeterminati dal diritto positivo, essere possibile (come quando si decide di abbattere un aereo dirottato sacrificando 100 passeggeri per salvare le migliaia di abitanti di una città, o come quando si deve uccidere il rapinatore che minaccia di uccidere un ostaggio): sarà drammatica, ma è una scelta e come tale è il risultato di un calcolo che deve tener conto di tutti i fattori in gioco e mai deve portare alla criminalizzazione di chi è costretto a farla. Insomma, no all’aborto come contraccettivo “tardivo”, sì all’aborto come decisione estrema in caso di stupro o gravissime malformazioni del feto, più sostegno psicologico ed economico alle donne in gravidanza, e speriamo di non trovarci mai in situazioni supererogatorie.
Detto ciò, che si parli di etica in campagna elettorale non è poi così scandaloso: certo, argomenti quali le morti sul lavoro, i salari, la legalità, la libertà della magistratura o l’ambiente sarebbero un tantino più interessanti e cogenti. Quel che repelle è che pretendano di dare lezioni di etica persone come Giuliano Ferrara e Silvio Berlusconi.
Giuliano Ferrara, promotore di una moratoria in sede ONU contro l’aborto, si candida in una lista pro life, in difesa della vita umana fin dal concepimento, dimenticando però di chiedere scusa per aver promosso e sostenere ancora oggi le guerre in Afghanistan e Iraq e per aver giustificato le torture di Guantanamo e Abu Grahib, contribuendo in tal modo a calpestare barbaramente la vita di milioni di innocenti e alla ripetuta violazione dei diritti umani. I guerrafondai incalliti, per coerenza, dovrebbero entrare nel business delle armi, non andare in tv a sproloquiare di sacralità della vita e ambire al parlamento di una Repubblica la cui Costituzione “ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (art. 11).
Silvio Berlusconi, già piduista, corruttore di giudici e amico dei mafiosi, si prepara all’apparentamento con la lista di Ferrara dopo aver rilasciato nei giorni scorsi un’intervista al settimanale cattolicissimo Tempi in cui, tra l’altro, ha dichiarato:

“la regola nel nostro schieramento è che su queste materie esiste libertà di coscienza, [tuttavia] credo che riconoscere il diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale sia un principio che l’Onu potrebbe fare proprio”.

Ovviamente in quell’intervista Berlusconi ha tralasciato di ricordare che la sua seconda moglie ha abortito un figlio suo, dramma che lei stessa ha pubblicamente condiviso in un’intervista a Maria Latella sul Corriere alla vigilia del referendum sulla procreazione assistita del 2005.
Ora, se uno cambia idea non è certo un male. Se uno cambia idea, si ravvede e chiede scusa per quel che di male ha fatto è ancora meglio. Ma se uno cambia idea e nasconde il suo passato è in malafede. Se uno cambia idea strumentalmente è disonestà. Tolleriamo i convertiti, ma non sul pulpito a fare le prediche. Tutto questo ammantarsi coi valori cristiani da parte di potenti immorali e corrotti, che vanno ai “Family Day” fieri della loro poligamia per negare i diritti a chi convive, adusi a leccare il culo ai cardinali e a dimenticare gli ultimi, puttanieri coi soldi dei contribuenti, cocainomani nel privato e feroci proibizionisti in politica… Tutto questo è più che incoerenza, più che ipocrisia: è una vile porcata.